EAS 2017: Tanta – troppa? – Realtà Virtuale per il mondo dei parchi di divertimento

Qualche giorno fa si è concluso il consueto appuntamento dell’Euro Attraction Show svoltosi, quest’anno, nella fiera di Berlino. Come sempre risulta essere il punto di ritrovo – e soprattutto di riferimento – per l’intero settore dei parchi e del mondo che vi gravita intorno. L’intero panorama del leisure Europeo e non solo, ha avuto quindi modo di confrontarsi nell’arco di 3 giorni sull’andamento di questo specifico settore, presentare le varie novità e comprendere meglio quali prospettive ci riserva il futuro.

EAS 2017 Berlin

In fiera erano presenti come sempre tutti i big del settore, con un incremento di stand e di visitatori che evidenzia una ripartenza del mercato e un maggiore interesse da parte degli operatori su ciò che sta avvenendo intorno a loro. Il palinsesto delle conferenze e dei tour organizzati – in questo caso spalmati su 5 giorni – è stato inoltre estremamente interessante e ricco di tavole rotonde e momenti di confronto sulle tematiche più disparate.

Per quanto riguarda la parte espositiva, molti stand e prodotti sono stati i medesimi presentati negli anni precedenti, per cui da un punto di vista puramente descrittivo si rischia di fornire informazioni già ampiamente diffuse.

EAS 2017 Berlin

Un trend che però si è ulteriormente evidenziato durante questa edizione è quello che fa riferimento alla cosiddetta “realtà virtuale”. E’ infatti davvero incredibile quanti produttori abbiano spostato la loro attenzione sulle novità legate a questa tecnologia. Tecnologia che però purtroppo, spesso e volentieri, consiste nella proposta di un semplice visore da posizionare davanti agli occhi – all’interno del quale è inserito l’ormai classico smartphone Samsung – per simulare la visione virtuale 3D a 360 gradi.

I più arditi hanno studiato visori più complessi o maggiormente “stilosi”, pedane semoventi sincronizzate con i filmati, imbragature per far fluttuare le persone e rendere più immersiva l’esperienza. Erano presenti persino esempi applicati a scivoli per parchi acquatici e addirittura dei semplici percorsi ad ostacoli sempre da effettuare con il visore 3D. La domanda che mi è sorta spontanea vedendo questi ultimi esempi era legata alla sicurezza: cosa succede se nel percorso ad ostacoli il video va fuori sincrono? O se mentre stai scendendo da uno scivolo vieni sbalzato fuori dal gommone? Domande semplici, ma dalla risposta non sempre così scontata. Ma le vere domande in realtà sono altre: “C’è davvero bisogno di tutta questa esperienza virtuale? Gli ospiti che visitano le nostre strutture cercano veramente questo tipo di esperienza?”

EAS 2017 Berlin

Parlando nel concreto di questo fenomeno con altri operatori del settore, le motivazioni che si riscontrano sono abbastanza identificabili:

  • Semplicità per il produttore nel realizzare la novità: il sistema V-Gear di Samsung – ma esistono sistemi simili di altre aziende – è pronto all’uso ed è necessario solo costruire il mondo virtuale che si vuole rappresentare
  • Semplicità ed economicità per il parco che acquista il prodotto: con una spesa minima ha una novità da proporre ai propri ospiti, talvolta svecchiando – sulla carta – un’attrazione datata ed evitando eventuali tematizzazioni ben più costose.

In merito al secondo punto, basti pensare agli esempi italiani – con esiti purtroppo non sempre felici – avuti nei principali parchi italiani proprio quest’anno.

Shaman – Gardaland

Gardaland ha applicato la realtà virtuale sullo storico rollercoster Magic Mountain (ribrandizzato Shaman). La mossa è stata sicuramente pensata per rilanciare un’attrazione datata con un investimento economico minimo. La realtà ha poi evidenziato tutti i problemi e i limiti di questa tecnologia: l’apertura rimandata di diversi mesi, capacità orarie che rasentano l’assurdo per un parco di tali dimensioni e affluenza, oltre a diversi problemi tecnici con i visori (sincronia, spegnimenti, ecc).

Master Thai – Mirabilandia

Mirabilandia a sua volta ha proposto la realtà virtuale su Master Thai. Anche in questo caso la mossa è stata pensata per creare maggiore appeal per un’attrazione con un’attrattiva sostanzialmente limitata. La realtà che si è presentata agli occhi di tutti è stata perà simile a quella di Gardaland: capacità orarie ridottissime e problemi tecnici costanti.

A tutto questo è opportuno sommare un’ulteriore valutazione su questa tecnologia: la qualità dell’esperienza vissuta dall’ospite nel suo insieme. La realtà virtuale ti porta per definizione in un mondo virtuale, sparisce il parco che hai visitato sino ad un istante prima ma soprattutto spariscono le persone con cui stai condividendo l’esperienza di visita. Che, lasciatemelo dire, sono le componenti più importanti per un parco divertimenti.

EAS 2017 Berlin

Trovo estremamente triste salire su un rollercoaster, magari dopo oltre un’ora di fila, e affrontare il percorso con un visore che mi estranea completamente dal contesto dove mi trovavo un istante prima e dalla persona che ho accanto e con cui normalmente si dovrebbe avere il piacere di condividere l’esperienza. Rubando la battuta di un caro amico incontrato in fiera, è come paragonare il sesso reale con la visita di un sito porno su internet. Personalmente ritengo che sia un esempio che calza a pennello.

I parchi ed i produttori si sono gettati a capofitto su questa tecnologia ma onestamente trovo che, applicata in questo modo, denota una mancanza di innovazione e immaginazione, diminuisce la qualità nell’esperienza vissuta dall’ospite e non ha nulla da aggiungere a ciò che si può comodamente fare in casa propria con una Xbox, una Playstation o con un visore acquistato da Mediaworld o su Amazon a 20 euro.

Pirates of the Caribbean – Disneyland Shanghai

Decisamente più appetibile la tecnologia 3D in 4K applicata sui grandi schermi. Esempi concreti si possono avere ad esempio presso gli Universal Studios all’interno di attrazioni come Harry Potter and the escape from Gringotts, Transformers, SpidermanSkull Island, o nella spettacolare recentissima versione de I Pirati dei Caraibi presente nella nuova Disneyland di Shanghai.

In questi esempi la tecnologia 3D viene sfruttata per potenziare e completare l’attrazione, riempie i “buchi” nella tematizzazione e rende l’esperienza vissuta estremamente realistica e spettacolare. Questo però richiede un’altra entità di investimenti, un aumento di complessità del progetto e, permettetemelo, una forte componente di immaginazione in fase di progettazione.

EAS 2017 Berlin

E purtroppo non tutti sono disposti a rischiare sotto questi aspetti preferendo rimanere fedeli a soluzioni di più facile implementazione e soprattutto più economiche.

Ma se lo scopo è stupire ed impressionare l’ospite, la progettazione di una qualsiasi novità dovrebbe avere come ingrediente principale il coraggio di volere alzare l’asticella un po’ più in alto. Come sempre, alla fine sarà però il tempo – e il mercato – a dare ragione o ad affossare questa tecnologia.

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